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Se la famiglia si scopre industria con quasi 900mila addetti

Non siamo abituati a pensarci in questa chiave. Ma dovremmo. Perché la famiglia italiana è come una grande industria: in Italia, secondo quanto risulta dall’ultimo report dell’Inps, i lavoratori domestici inquadrati regolarmente con contratto nazionale (colf, badanti, baby-sitter) sono quasi 900mila (per l’esattezza: 866.747). Senza contare, ovviamente, tutto ciò che risulta sommerso nel “nero”. Il ragionamento mi è apparso evidente in questi giorni, mentre preparavo carte e appunti per un dibattito che dovrò moderare e che si svolgerà domani a Torino per iniziativa di Nuova Collaborazione.

Esiste veramente un “mondo” dietro questo fenomeno. E che lo sforzo – spesso immane – della famiglia “datore di lavoro” non trovi adeguato riscontro e sostegno da parte del nostro ordinamento mi fa riflettere. «L’Italia non è più un Paese per famiglie?»: è parecchio azzeccato l’interrogativo che dà il titolo all’incontro subalpino in cui si ragionerà intorno alle politiche fiscali e di welfare sul lavoro domestico. Il quadro generale della situazione verrà illustrato da Giulio Mattioni, responsabile del Servizio statistico e attuariale dell’Inps, mentre il contesto (per intenderci: che cosa fanno o non fanno i Palazzi con gli strumenti normativi) sarà descritto da Gigi De Palo, il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari che si è molto battuto in questi mesi per la Conferenza nazionale sulla famiglia (Roma, a fine settembre) e di cui – ahinoi, temo, a ragion veduta – è rimasto «particolarmente deluso».

Mi viene spesso da ripetere che il nostro è il Paese dell’incontrario, in quanto si è trasformato, appunto, da culla del diritto a patria del rovescio. Scivolando in una palude deprimente, che fa montare rabbia e indignazione. Ma non per questo bisogna restare fermi e con le mani in mano. Mai rassegnarsi e “bene comune” le nuove modalità di cittadinanza attiva: sarà interessante, domani, capire il ragionamento di Tiziana Ciampolini di S-Nodi, ente torinese che promuove e accompagna l’innovazione degli interventi nel campo della povertà, ma non solo. O approfondire le intuizioni fondative del portale Sitterlandia.it che ha innovato nell’incrocio tra domanda, offerta e buone pratiche di “sitter” (ne ragionerò con il ceo Andrea Apollonio). Con l’allungamento dell’età anagrafica, lo sa bene chi ha genitori o parenti anziani ultraottuagenari, si apre poi il fitto e complicato problema dei care giver (da Bologna ne parlerà Elisabetta Gualmini, vicepresidente dell’Emilia Romagna, prima regione ad avere normato sul punto).

Ecco, non vorrei essere nei panni del sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba, unico rappresentante del governo al confronto di domani a Torino. Intendiamoci, è persona che stimo e che sta facendo molto e con serietà. Ce ne fossero tanti, come si dice. Eppure lo punzecchierò. Davvero non è più accettabile una politica a spizzichi e bocconi sulla famiglia, con sgravi fiscali ridicoli a fronte del sostegno che uomini e donne, genitori e figli, madri e padri – indipendentemente dalla loro estrazione culturale – stanno dando, da sempre e adesso forse ancora di più, al Paese.  Servono fatti e promesse vere, anche in una campagna elettorale dai pessimi sapori.

  • bruno perin |

    Non intendo rubarvi troppo spazio, anche perchè condivido molte delle vostre opinioni in merito alla scarsa sensibilità verso l’assistenza extra sanitaria alla persona.
    Volevo solo mettervi al corrente che vi è un mondo che sarebbe interessante osservare, anche giornalisticamente, che va oltre al lavoro domestico.
    Mi riferisco alla nuova figura dell’operatore d’aiuto regolamentata da accordo sindacale il 28 novembre 2016 e che permette di fornire servizi di ausilio familiarealla persona , direttamente da imprese, in prevalenza cooperative sociali.
    In soli 10 mesi sono stati assunti circa 1.500 operatori e forniti oltre 5.000 servizi. Altra figura è la Tagesmutter che si posizione tra la baby sitter e l’asilo nido e lo sviluppo della Casa famiglia per anziani , ospitati in attesa che si liberi un posto nella casa di riposo o nella RSA. Non ci sono statistiche in merito ma si calcola siano circa 600 in Italia. L’unica Regione che ha legiferato è, neanche a dirlo, l’Emilia Romagna.
    Con una politica fiscale in aiuto delle famiglie con soggetti non più autosufficienti e una formazione mirata per la giusta interazione con l’assistito permetterebbe di migliorare le condizioni assistenziali, ridurrebbe il lavoro nero e l’evazione fiscale e previdenziale, decongestionerebbe i ricoveri in ospedale e garantirebbe un governo civile in un settore dominato dall’informalità e dalle truffe.
    Grazie per l’ospitalità

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