Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
Presepe

Una miccia davanti al presepe: buon Natale a tutte le famiglie da Giorgia Meloni

Ero a cena da amici, ieri sera, che sono stati raggiunti da una mail con il video di Giorgia Meloni testimonial del presepe. L’onorevole inizia secca la campagna elettorale. Entra nelle famiglie in piena novena per ricordare i valori occidentali che la tradizione natalizia esprimerebbe, compresa la “laicità dello Stato”. Chissà Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone che direbbero di questo inedito e ardito aggancio costituzionale… O lo stesso Francesco d’Assisi, peraltro. Un cambio di rotta della nostra destra de borgata, che invita alla rivoluzione del pastorello? In quella scena, com’è forse noto, ci sono due migranti – una è donna incinta – che trovano soltanto porte sbattute in faccia e si debbono accontentare di una stalla per un parto di fortuna. Circondati da animali e ultimi della terra.

Un modo innovativo per sostenere lo ius soli? No. È spam dalle stelle alle stalle. L’ennesimo brutto segnale di come si possano strumentalizzare i temi religiosi e familiari, pasticciando con fede, devozione. E la libertà di scelte educative che la nostra parlamentare intende compiere con la figlioletta, come ci comunica accorata nel suo spot-panettone? Ottimo. Ma lasci stare il Natale. Serve una letterina, onorevole? Già avremo da affrontare settimane opprimenti prima dell’election day del 4 marzo, di questo regalino sentivamo proprio la mancanza.

Al netto dei post firmati da alcuni perplessi intellettuali di Fratelli d’Italia rispetto all’iniziativa (il presepio pullula di stranieri mediorientali, occhio), qualcuno ha già ragionato in merito a #2minuticonGiorgia. Michele Serra, per esempio, sulla sua Amaca. O il simpatico Zoro, che ne ha parlato su Raitre.

Comunque sia, io la metterei giù molto più dura: quando i politici irrompono sulle questioni di fede trasformando i simboli in manganelli (di destra o di sinistra, cattolici o musulmani non importa) è sempre un guaio. Davanti alla mangiatoia di Betlemme, semmai, va accesa una candela, non certo una miccia. Quel bambino, un mistero grande, una speranza di futuro (questa sì rivoluzionaria), va protetto da qualsiasi lupo, specie se travestito da agnello.