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È meglio difendere i bambini dagli smartphone o la famiglia dai politici?

È meglio difendere i bambini dagli smartphone o la famiglia dai politici italiani? Domanda retorica, ovviamente. Da entrambi i flagelli, mi verrebbe da rispondere in queste settimane di orribile campagna elettorale.

La prima questione è stata messa sul tavolo l’altro giorno da due grandi azionisti della Apple, il gestore Jana Partners e il fondo pensione Calstr: servono contromisure – hanno scritto in una lettera a Cupertino intercettata dal Wall Street Journal – per evitare che gli adulti di domani diventino schiavi dell’iPhone, raccomandando lo sviluppo di software che aiutino di più il parental control. Va bene. Come sempre, però, non è il vino a ubriacare l’uomo, ma l’uomo a ubriacarsi. Ergo, dovremmo iniziare noi grandi a trovare una formula di buon senso, dal momento che con la tecnologia del villaggio elettronico avremo sempre più a che fare. Magari scaricando l’app Moment inventata dall’americano Kevin Kolesh, un iOS/Rails developer, insomma un giovane e intelligente smanettone informatico di Pittsburgh. In pratica l’applicazione misura quanto tempo (ore e minuti) stiamo incollati ogni giorno al nostro iPhone e lancia allarmi e statistiche oltre una certa soglia di tolleranza. Provare per spaventarsi. Ecco: c’entrano soprattutto le scelte di vita e quelle educative di mamma e papà. Come dire: sono loro che concepiscono con il telefonino in mano, non i millennials che nascono già configurati per gli smartphone.

La seconda questione è maledettamente più complicata, invece. Già è forte il sentiment dell’antipolitica e sono convinto che non si debba buttare benzina sul fuoco. Già è fastidioso che le promesse da marinaio (con rispetto per i marinai) riguardino settori importanti della vita pubblica, dal lavoro all’industria alla scuola. Ma quando riguardano la famiglia, – cioè un investimento sul futuro, non una spesa – scherzare non si può e non si deve. Non mi piacciono per nulla le derive crociatesche del corpulento Mario Adinolfi e dei suoi armigeri, ma un barlume di ragione ce l’hanno in merito agli sberleffi della politica alla famiglia. Qualcosa, a spizzichi e bottoni, si è fatto. Ma non basta. È interessante che il Forum delle associazioni familiari abbia messo a punto un progetto formativo rivolto ad amministratori, dirigenti e funzionari locali: una sorta di scuola bipartisan per sindaci e assessori che vogliano davvero impegnarsi a sostegno della famiglia. Il 18 gennaio, sempre il Forum, presenterà a Roma il “Patto per la natalità”, che vincola ogni politico a operare, dal giorno successivo al voto, perché «l’intero sistema del fisco e dei servizi sia un invito a fare figli». Firmeranno? E chi firmerà, che cosa combinerà dopo il 4 marzo? Solo compromessi? Nel frattempo anche Papa Francesco – nel suo discorso ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede lo scorso 8 gennaio – ha insistito sul punto: «Ritengo urgente – ha detto Bergoglio – che si intraprendano reali politiche a sostegno della famiglia, dalla quale peraltro dipende l’avvenire e il futuro degli Stati». Succederà qualcosa di buono?